martedì 1 settembre 2020

PERCHÈ LE VISITE DIABETOLOGICHE DURANO TROPPO POCO

 

IMPORTANTE VIDEO DEL PROF. ENZO BONORA 

DELL’UNIVERSITA’ DI VERONA


Perché le visite diabetologiche durano troppo poco.

Un video sulla organizzazione diabetologica italiana. 


Un po’ lungo ma le cose da dire erano molte.


https://www.facebook.com/enzobonoracontroildiabete/videos/1011847209249071/


Cliccare sull'immagine per aprire il video

nella pagina del Prof. Bonora



IL VIDEO È ANCHE IN YOUTUBE


sabato 30 maggio 2020

ROVIGO, RIAPERTURA DEGLI STADI: SANIFICAZIONE E CONTROLLI

A Rovigo, come in altri luoghi, vige la sospensione sino al 14 giugno 2020 degli eventi e delle competizioni sportive di ogni ordine e disciplina. Entro quella data dovranno essere sanificati tutti i luoghi, tribune comprese, dove è prevista la presenza del pubblico e degli atleti. Naturalmente, dovrà essere anche garantita l’osservanza di tutte le disposizioni in materia delle Autorità preposte.
Suppongo sia prevista la predisposizione di strumenti di controllo del distanziamento sociale, fino alla completa scomparsa del pericolo costituito dal “Coronavirus”; controlli da effettuarsi visivamente da personale preparato ed istruito ed anche a mezzo di “droni”, come già avvenuto ed autorizzato dall’ENAC     l'Ente nazionale per l'aviazione civile.
Nel video di questo post un mio contributo scherzoso. La zona è il Viale Tre Martiri nei pressi dello Stadio Gabrielli. Ad Est, riprese parte delle strutture dei Vigili del Fuoco, l’ex Ufficio Iva ora sede della CISL, la grande rotonda con la Cittadella Sanitaria (ex Seminario), il nuovo carcere. A Sud-Ovest, riprese l’entrata dello Stadio, le vecchie e storiche tribune ed i giganteschi platani.
Pino Schiesari

lunedì 11 maggio 2020

TELEMEDICINA, DIABETE E CORONAVIRUS


TELEMEDICINA, DIABETE 

E CORONAVIRUS

COMUNICATO DELL'ASSOCIAZIONE DIABETICI DI ROVIGO

La telemedicina è l'insieme di tecniche mediche ed informatiche che permettono la cura di un paziente a distanza o più in generale di fornire servizi sanitari a distanza. Ad anticipare i tempi per sperimentare questa tecnica di assistenza a distanza è stata l’attuale emergenza del Coronavirus.

Purtroppo, anche se nella Provincia di Rovigo la situazione è migliore rispetto alle altre provincie del Veneto e del resto d’Italia, la Regione ha decretato la sospensione di tutte le attività ospedaliere ed Il Centro Antidiabetico dell’ULSS5, ha dovuto sospendere le visite programmate.






Tuttavia, al fine di ridurre i disagi degli utenti e le prevedibili difficoltà per recuperare le visite “sospese” nei mesi futuri, come risulta dal documento inviato a questa Associazione dal Dr. Francesco Mollo, responsabile del Centro, sono state attivate durante la “Fase 1” procedure a distanza anche per gestire varie situazioni e casi di urgenza non differibili di controllo glicemico inadeguato o presenza di effetti collaterali da farmaci diabetologici che richiedevano un cambio di terapia non procrastinabile.



Si tratta di procedure previste dalle “Raccomandazioni per la realizzazione in remoto delle visite di controllo ambulatoriali programmate nei centri di diabetologia che già seguono le persone con diabete, comunicate alle Istituzioni Regionali dalle Società Scientifiche nazionali SID ed AMD del 28/03/20 e fatte proprie anche dalle relative Sezioni regionali Veneto-Trentino-Alto Adige con lettera alla Regione Veneto del 24.03.20.



Il periodo di sospensione della normale attività ha creato difficoltà di gestione delle visite sospese. Pertanto, nella “Fase 2”, è stata prevista la prosecuzione dei contatti a distanza, naturalmente ove possibile, a partire dall’11 maggio ’20 fino al 31 maggio ’20, con specifica disciplina, come risulta nel documento stesso disponibile nel seguente link che può essere scaricato:

L’Associazione Diabetici di Rovigo prende atto e ringrazia il personale medico del Centro Antidiabetico di Rovigo per quanto riuscirà a fare per andare incontro alle necessità di assistenza delle persone con diabete nel periodo dell’emergenza Covid-19 e dopo.



Nelle fasi che seguiranno dopo il 31 maggio, è necessario il ripristino della normale attività del Centro, specialmente per le persone anziane e loro famiglie che non sono in grado di gestire la malattia. Non deve venir meno il rapporto con il diabetologo e il rafforzamento delle risorse umane in grado di gestire in modo autonomo la cura dei pazienti, in particolare coinvolgendo i medici di medicina generale, autorizzandoli a prescrivere tutte le medicine necessarie, assegnando maggiori mansioni al personale infermieristico ed utilizzando i farmacisti.



La tecnologia comunicativa dovrà essere introdotta gradualmente sfruttando le applicazioni individuali già utilizzate da molti pazienti, ma il rapporto con gli specialisti, i medici ed il personale infermieristico deve continuare.  Auspichiamo che fino al momento della totale sconfitta del nuovo “Coronavirus” non si dimentichi che il diabete provoca gravi complicazioni e conseguenti problemi che tutti conosciamo.

ASSOCIAZIONE DIABETICI DI ROVIGO 

IL PRESIDENTE 

 MARIO MARTIN   

lunedì 4 maggio 2020

CORONAVIRUS - QUANDO SAPREMO TUTTO ?


CORONAVIRUS QUELLO CHE CONOSCIAMO E CIO’ CHE NON SI SA ANCORA

Oggi 4 maggio 2020 inizia la Fase 2 per la prevenzione e gestione dell’emergenza Coronavirus. Siamo da pochi giorni nella fase discendente della curva dei contagi, ma non è finita l’emergenza. Si spera che altre due settimane possano ulteriormente migliorare la situazione in modo che possano essere ulteriormente allentate le misure restrittive degli spostamenti.
Abbiamo ripreso dal sito del Ministero della Salute il testo che segue sulla trasmissione, la prevenzione e il trattamento, che in sintesi riguarda la conoscenza di questo nuovo coronavirus e le cautele per prevenire il contagio, mentre per quanto riguarda il trattamento dobbiamo solo sperare in una sollecita produzione di un vaccino che neutralizzi il virus non essendo sufficienti le cure attuali che riguardano infezioni e sintomi.
Il capitolo che riguarda la “prevenzione”, fino ad oggi, ha richiesto le disposizioni del Governo, che tutti conoscono, incentrate sul distanziamento sociale, sui blocchi degli spostamenti, sulle mascherine, sulla disciplina del lavoro, con blocchi di molte attività non essenziali, che ora ripartono o che ripartiranno nel corso dei prossimi giorni.
Due mesi di notizie sempre più allarmanti, contagi in continua crescita, strutture sanitarie in difficoltà, migliaia di decessi di anziani negli ospedali, nelle case di risposo, nelle famiglie; il sacrificio di tanti medici e persone addette all’assistenza.
Da alcuni giorni la curva dei contagi decresce e decrescono anche gli altri numeri; ma non è finita l’emergenza e ci attendono ancora giorni di incertezze.  



  < 1 >/6 LA RIVINCITA DEL DIVANO. L'artista Nello Petrucci ha realizzato quest'opera a Pompei, dove vive e lavora, su un muro nei pressi del Centro commerciale La Cartiera, nella notte tra il 10 e l'11 marzo. Intitolata Sweet Home, ritrae i Simpson con mascherine davanti alla Tv per rilanciare l'invito a stare a casa (Stay Home). Il cupo incappucciato in transito davanti al quadretto familiare è Nello Petrucci.| NELLO PETRUCCI
18 APRILE 2020 - GIOVANNA CAMARDO



L'epidemiologia per la sanità pubblica

 

Trasmissione

I coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra attraverso:
  • la saliva, tossendo e starnutendo
  • contatti diretti personali
  • le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi
  • una contaminazione fecale (raramente).
Nuovo coronavirus SARS-CoV-2: il punto sui meccanismi di trasmissione
Sulla base dei dati al momento disponibili, l’OMS ribadisce che il contatto con i casi sintomatici (persone che hanno contratto l’infezione e hanno già manifestato i sintomi della malattia) è il motore principale della trasmissione del nuovo coronavirus SARS-CoV-2.

L’OMS è a conoscenza di una possibile trasmissione del virus da persone infette ma ancora asintomatiche. In base a quanto già noto sugli altri coronavirus (ad es. MERS-CoV), sappiamo che l’infezione asintomatica potrebbe essere rara e che la trasmissione del virus da casi asintomatici è possibile, ma non frequente. Sulla base di questi dati, l’OMS conclude che la trasmissione da casi asintomatici probabilmente non è uno dei motori principali della trasmissione del nuovo coronavirus SARS-CoV-2. Tuttavia, molti studi sono in corso per ampliare le conoscenze sulle modalità di trasmissione di SARS-CoV-2.

Trattamento
Non esistono trattamenti specifici per le infezioni causate dai coronavirus e non sono disponibili, al momento, vaccini per proteggersi dal virus.

Riguardo il nuovo coronavirus SARS-CoV-2, non esistono al momento terapie specifiche, vengono curati i sintomi della malattia (così detta terapia di supporto) in modo da favorire la guarigione, ad esempio fornendo supporto respiratorio.

Si ricorda che l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) fornisce sul proprio sito informazioni sui farmaci utilizzati al di fuori delle sperimentazioni cliniche, come quelli commercializzati per altre indicazioni che vengono resi disponibili ai pazienti, pur in assenza di indicazione terapeutica specifica per il COVID-19, sulla base di evidenze scientifiche spesso piuttosto limitate. Consulta la pagina dedicata sul sito AIFA.

Prevenzione
È possibile ridurre il rischio di infezione, proteggendo sé stessi e gli altri, seguendo alcuni accorgimenti:

Proteggi te stesso
Lavati spesso le mani (dopo aver tossito/starnutito, dopo aver assistito un malato, prima durante e dopo la preparazione di cibo, prima di mangiare, dopo essere andati in bagno, dopo aver toccato animali o le loro deiezioni o più in generale quando le mani sono sporche in qualunque modo).

In ambito assistenziale (ad esempio negli ospedali) segui i consigli degli operatori sanitari che forniscono assistenza.

Proteggi gli altri
  • Se hai una qualsiasi infezione respiratoria copri naso e bocca quando tossisci e/o starnutisci (gomito interno/fazzoletto).
  • Se hai usato un fazzoletto buttalo dopo l’uso.
  • Lavati le mani dopo aver tossito/starnutito.


< 2 > / 6 CHI SI SENTE IN GABBIA? Lo street artist Harrygreb ha realizzato quest'opera a Trastevere, a Roma. Un ritratto di famiglia in gabbia, naturalmente con mascherine, intitolato Human Family, e a fotografare gli umani, un panda (per una volta davanti alle sbarre anziché dietro). «Ho voluto rappresentare il disagio che una famiglia sta vivendo in questi giorni: la casa è la gabbia», ci racconta Harrygreb, «e immaginare che la realtà sia ribaltata, con gli animali che fotografano la specie umana come se fossimo noi nello zoo.»| HARRYGREB
18 APRILE 2020 | GIOVANNA CAMARDO



Nel sito di FOCUS abbiamo trovato questo 

articolo con quello che c'è da sapere
Covid-19: le 8 cose che ancora non sappiamo
Terapie, sintomi, immunità, origine: alcune delle domande ancora aperte e delle incertezze epidemiologiche sulla COVID-19, la malattia da coronavirus.

COVID-19: quello che sappiamo di non sapere


Da febbraio non parliamo praticamente d'altro che di coronavirus. Ormai sono molte le caratteristiche del patogeno che abbiamo imparato a conoscere, in questo inaspettato capitolo di Storia. Ma altrettante sono le domande che restano aperte, e che troveranno risposta soltanto a emergenza conclusa. Abbiamo provato a riassumere alcuni di questi dilemmi irrisolti qui sotto. Ecco che cosa ancora non sappiamo sulla COVID-19.

1. QUALI FARMACI FUNZIONANO E QUALI NO. In attesa di un vaccino contro la COVID-19, ci sono grandi aspettative per le sperimentazioni di diversi farmaci antivirali già in commercio che sono stati precettati nella lotta al coronavirus. I test più promettenti, appoggiati dall'OMS con il trial clinico globale Solidarity, riguardano il farmaco anti Ebola Redemsivir, i cui primi risultati sono attesi per la metà di aprile; ma anche gli antimalarici clorochina e idrossiclorochina, e i farmaci contro l'HIV Ritonavir e Lopinavir (da soli o in combinazione con interferone beta). Altri farmaci, come il Tocilizumab, normalmente usato contro l'artrite reumatoide, stanno dando risultati promettenti non come antivirali, ma per lenire i sintomi dovuti alle tempeste di citochine (la risposta immunitaria esagerata dell'organismo all'attacco virale), come la polmonite interstiziale che colpisce i pazienti con COVID-19.

Intanto, piattaforme virtuali open source stanno testando milioni di combinazioni di molecole per inviduare le più promettenti contro la COVID-19 e farle approdare alla sperimentazione in vitro. Mentre negli ospedali si sperimentano con buoni risultati le infusioni, nei pazienti più gravi, di plasma estratto dal sangue dei guariti o dei convalescenti.

2. PERCHÉ SI È DIFFUSO COSÌ TANTO IN LOMBARDIA. Alcune ragioni epidemiologiche sono forse da cercare nell'alta densità abitativa e nella vocazione industriale della regione; altre, oggetto delle inchieste giornalistiche di questi giorni, nelle chiusure ritardate di alcune zone ad alta produttività (poi divenute epicentro dell'epidemia, come alcuni comuni della Bergamasca) e nella cattiva gestione di pazienti e personale tra ospedali e RSA. Nell'emergenza si è poi scelta la strategia di moltiplicare le terapie intensive a scapito della medicina sul territorio, scelta che condizionato il numero di tamponi sui malati alla comparsa dei primi sintomi, ritenuto insufficiente. Di conseguenza, troppi sono arrivati in ospedale in una fase già critica della malattia, e da malati hanno contagiato i familiari.

In molti hanno parlato della partita Atalanta-Valencia del 19 febbraio a San Siro come "bomba biologica" che ha messo a stretto contatto 40 mila persone, dando modo al virus di circolare liberamente tra gli spalti. Da alcune settimane ci si chiede, infine, se l'inquinamento atmosferico sulla Pianura Padana possa aver favorito la diffusione dell'infezione in Lombardia ed Emilia Romagna.

3. PERCHÉ COLPISCE IN FORME COSÌ DIVERSE. All'inizio si parlava quasi esclusivamente delle persone anziane e con malattie pregresse, per identificare i più a rischio. Oggi sappiamo che questa fascia è la più a rischio, ma che sempre più spesso in ospedale arrivano quarantenni e cinquantenni, e che in Europa si sono verificati decessi anche tra adolescenti e bambini. Non è chiaro se vi siano i fattori, oltre ad età e condizioni di salute, che predispongano a una forma più grave di COVID-19; non sappiamo se la dose infettiva con cui ciascuno entra in contatto abbia qualche effetto nella gravità dei successivi sintomi, né se contino di più il tempo di esposizione al contagio o il numero di persone positive con le quali si è entrati in contatto. Le donne sembrerebbero incorrere meno frequentemente degli uomini sia nel contagio, sia in forme più gravi della malattia, ma la ragione non è ancora nota.



< 3/6 > NIENTE PIÙ BACIO. In tempi in cui i saluti si devono fare a distanza, cambia anche il celebre Bacio: gli amanti appassionati della tela di Francesco Hayez, conservata alla Pinacoteca di Brera, sono stati dotati di mascherina e Amuchina, simboli della paura del virus. La rivisitazione del dipinto ottocentesco è apparsa a Milano a fine febbraio: come tutte le opere presentate qui è uno stencil, tecnica comune per questa forma di arte, realizzata dallo street artist Tvboy. Il titolo dice tutto: L'Amore ai tempi del Co…vid-19. L'opera è stata però vandalizzata strappando via maschere e gel igienizzante, come si vede nel riquadro in basso.| TVBOY
18 APRILE 2020 | GIOVANNA CAMARDO

4. IL LEGAME CON IL CLIMA E L'UMIDITÀ. Le speranze che l'estate possa arginare la COVID-19 si stanno affievolendo con il passare delle settimane, ma alcuni studi sostengono che il clima mite e l'elevata umidità possano rallentare la diffusione dell'infezione, forse interferendo con l'integrità strutturale del virus. Se anche fosse, si tratterebbe però soltanto di un lieve vantaggio in termini di tempo e non certo di un fattore protettivo o di un'immunità. L'unica certezza per il momento è che la pandemia ha fatto saltare la COP26 di Glasgow, la conferenza sul clima di novembre 2020.

5. IL TASSO DI LETALITÀ. Quante tra le persone con COVID-19 muoiono? È la domanda che ci poniamo dall'inizio dell'epidemia e alla quale, finché non saranno effettuati test sierologici degli anticorpi che chiariscano quanti sono stati realmente i contagi, non sapremo rispondere. Fin dall'inizio è stato chiaro che i numeri forniti dal quotidiano bollettino della Protezione Civile non sono quelli reali dell'epidemia, e che sull'alta letalità del virus in Lombardia ha influito un'altissima percentuale di casi sommersi, perché sintomatici e non testati o perché asintomatici.



< 4 > / 6 IL GEL DEL MOMENTO. Lo street artist bresciano che si firma Future? ha fatto apparire i suoi stencil a Brescia, dedicati alla corsa al gel per igienizzare le mani. L'opera - Your prevention, their profit - fa riferimento alle speculazioni sui prezzi di disinfettanti e mascherine.| FUTURE?
18 APRILE 2020 | GIOVANNA CAMARDO

6. SI DIVENTA IMMUNI? E PER QUANTO? In Italia, l'unica immunità di gregge che abbiamo testato è stata quella comportamentale: scegliendo di rimanere a casa ci siamo protetti l'un l'altro impedendo al virus di circolare liberamente e riproducendo - con molti sacrifici - l'effetto ricercato nei vaccini. Nei guariti si trovano anticorpi neutralizzanti che impediscono al SARS-CoV-2 di propagarsi tra le cellule, ma al momento non è chiaro quanto duri questo effetto: lo sapremo solo ripetendo più volte i test degli anticorpi sui sopravvissuti all'infezione. In mancanza di dati certi, l'idea che si possa contrastare il virus semplicemente espondendo la popolazione alla COVID-19 e contando sull'effetto protettivo dei guariti suona più che altro come un cinico esperimento sociale.

7. QUALI ORGANI COINVOLGE. In principio si parlava dei soli sintomi polmonari, poi sono emerse evidenze sui danni della COVID-19 al sistema cardiovascolare. Sappiamo che il virus può colpire i reni, il fegato e il tratto gastrointestinale, mentre stanno emergendo alcuni (più rari) casi di sintomi neurologici come confusione, deliri, crisi epilettiche, infezioni cerebrali. I dati che abbiamo suggeriscono che il virus o la reazione immunitaria ad esso provochino danni multiorgano, ma quali siano questi organi lo si sta apprendendo sul campo, attraverso l'analisi delle esperienze dei pazienti.

8. DA QUANTO È TRA NOI. Se è chiaro che il mercato di animali vivi di Wuhan sia stato legato alla prima, visibile ondata di casi, non tutti gli epidemiologi ritengono che il passaggio del coronavirus da animale a uomo sia avvenuto in quel contesto. Un recente studio su Nature ha ipotizzato che il SARS-CoV-2 possa aver fatto il salto di specie ben prima, e abbia continuato a circolare nell'uomo in una forma innocua, prima di creare le condizioni che hanno provocato l'attuale epidemia.



< 6/6 > SINDROME CINESE. Quest'opera è di inizio febbraio: sembra una vita fa, prima che l'epidemia dilagasse anche da noi. Allora il coronavirus era un problema in Cina, mentre in Italia in molti temevano ed evitavano le comunità e i negozi asiatici. Per puntare il dito contro questi comportamenti l'artista Laika - che si autodefinisce poster artist/attacchina - ha creato quest'opera, apparsa in via Principe Amedeo a Roma, che vuole essere un messaggio di solidarietà con la comunità cinese in Italia. Ritrae una donna cinese con il volto di una ristoratrice nota nel quartiere, Sonia: la scritta recita "C'è in giro un'epidemia di ignoranza... Dobbiamo proteggerci!!!". E, sul cartello, "Je ne suis pas un virus", non sono un virus.| LAIKA
18 APRILE 2020 | GIOVANNA CAMARDO

Link di Focus per street art


venerdì 24 aprile 2020

IL MANIFESTO DEI DIRITTI E DEI DOVERI DELLA PERSONA CON DIABETE


IL MANIFESTO DEI DIRITTI E DEI DOVERI DELLA PERSONA CON DIABETE
In questo momento di ripensamento e revisione del Sistema Sanitario, il "Manifesto dei diritti e dei doveri delle persone con diabete" può rappresentare un'ottimo strumento da cui partire per verificare le aree di intervento. In tal senso, il documento ha subito una revisione legata all'attualizzazione del testo in riferimento alle modifiche intercorse negli anni.
E' stato inoltre aggiunto un riferimento di grande attualità al diabete in relazione alle pandemie.
https://drive.google.com/file/d/1e6SM9BlqE-dSlsW3-JtALnVlT0Oz-I1P/view?usp=sharing

domenica 19 aprile 2020

DIABETE, UN VIDEO AL GIORNO TOGLIE IL CIARLATANO DI TORNO



Dieci video sul cibo 

dalla pagina FB del Prof. Enzo Bonora


Enzo Bonora è professore ordinario di Endocrinologia dell'Università di Verona e dirige il reparto di Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo della AOUI (Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata) di Verona. È medico, docente e ricercatore. È stato presidente della S.I.D. (Società Italiana di Diabetologia).

Il Prof. Bonora ha pubblicato altri video con tema l’alimentazione, ma questa serie rappresenta un vero e proprio video-trattato sull’argomento. La suddivisione in capitoli come fossero altrettante lezioni utili ai diabetici, agli studenti ed ai medici. Lo spunto per pubblicare questi video è stato spiegato nel primo capitolo. Ma lasciamo allo stesso prof la spiegazione.

Per completare l’argomento, in calce al post abbiamo copiato un articolo pubblicato nel sito Web di A.M.D. - Sezione DIABETE, NON GRAZIE   https://aemmedi.it/contenuti/raccomandazioni-per-mangiare-meglio/ 

Raccomandazioni per mangiare meglio
L’ultima edizione delle Raccomandazioni ADI-AMD-SID sulla terapia nutrizionale della persona con diabete rappresentano una opportunità anche per chi vuole alimentarsi in modo più attento e consapevole, come spiega Giuseppe Marelli, il coordinatore del gruppo che ha redatto il documento.

I VIDEO DEL PROF. BONORA:































Giuseppe Marelli
responsabile della SSD Diabetologia Endocrinologia e Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate.

L’alimentazione è il centro sia per prevenzione sia per la gestione del diabete in ogni sua forma. Per questo riveste particolare importanza l’uscita, all’inizio del 2015 del documento La terapia medica nutrizionale del diabete mellito. 
Si tratta di un testo molto dettagliato (170 pagine) di Raccomandazioni in tema di nutrizione nel diabete mellito, elaborato dal Gruppo di studio intersocietario ADI-AMD-SID.

La redazione di questo documento, punto di riferimento per i medici che trattano persone con diabete è stata affidata a un gruppo di esperti nominati dalla Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, dalla Associazione Medici Diabetologi e dalla Società Italiana di Diabetologia. Il lavoro è stato coordinato da Giuseppe Marelli, responsabile della SSD Diabetologia Endocrinologia e Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate.

Cosa è cambiato rispetto alla edizione precedente delle 

Raccomandazioni?

L’edizione precedente era del 2004 una revisione era quindi necessaria, sia per accogliere l’evoluzione avvenuta in questi ultimi 10 anni nella ricerca scientifica, sia per affrontare nuovi temi come l’alimentazione della persona con diabete in ospedale, compresa la nutrizione artificiale e parenterale, i particolari fabbisogni nutrizionali nella persona anziana con diabete, sia la dieta della persona con diabete extracomunitaria, i rapporti tra nutrizione e attività fisica. Si è cercato inoltre chiarire alcune problematiche come ad esempio le diete a diverso contenuto di carboidrati e il ruolo delle proteine. Abbiamo anche cercato di dare risposta alle domande che nascono dall’evoluzione del mercato, pensiamo ai nutraceutici, i prodotti alimentari elaborati in modo da rispondere a esigenze sanitarie specifiche, e delle ‘diete’ più pubblicizzate, la dieta a zona per esempio.

Che indicazioni può trarne la persona o il medico interessato a 

prevenire il diabete?

Si tratta di un documento scritto da medici e per medici: si parla di terapie e quindi di persone già diagnosticate per diabete. Tuttavia è leggibile anche in una visione di prevenzione, del diabete, per tutte quelle persone che hanno un forte rischio genetico, o perché in forte sovrappeso o in presenza di un pre-diabete: i concetti non cambiano molto e il linguaggio usato è molto semplice. In particolare segnalerei i capitoli dove si parla di bilancio energetico, di peso corporeo e calcolo del fabbisogno calorico.

Esiste una ‘dieta per diabetici’?

No. In linea generale le raccomandazioni previste per una persona con diabete senza problemi specifici non di discostano molto da quella previste per le persone che hanno a cuore la propria salute. Il discorso è diverso se al diabete si affiancano comorbilità o complicanze. Ad esempio una persona con ipertensione dovrà ridurre ulteriormente l’apporto di sale, una seria nefropatia richiede più attenzione ancora una volta al sale e alle proteine. E così via.

I medici hanno perso da tempo il monopolio dell’informazione in campo dietetico. Circolano sulla stampa, sul web e in televisione informazioni e inviti ad adottare ad esempio diete povere di carboidrati e ricche di proteine per non prendere peso, o inviti a ridurre l’indice glicemico degli alimenti. Sono indicazioni corrette?

Queste indicazioni vanno raccolte con molta attenzione. Bisogna essere chiari su questo. Primo: una ‘dieta’ deve essere sostenibile sul lungo termine. Qualunque restrizione alimentare fa perdere peso sul breve termine. Ma in pochi mesi il peso perso ritorna. Secondo: l’alimentazione ideale deve comprendere tutti i principi nutrizionali: carboidrati, fibre, grassi e proteine in modo equilibrato. Un’alimentazione troppo povera di carboidrati: meno di 130 grammi al giorno, o di grassi o di proteine porta alla malnutrizione e a squilibri. Ciò detto, alcuni concetti che circolano possono essere validi. Fare attenzione all’indice glicemico degli alimenti ad esempio è una buona idea soprattutto in una logica di prevenzione del diabete. È un fatto che riso patate e zuccheri semplici stimolano un picco di produzione insulinica e questa insulina in circolo fa ingrassare. Bisognerebbe però aggiornare le tabelle sugli indici glicemici che sono vecchie e troppo discordanti.

Quali sono le quote ideali fra i ‘macronutrienti’?

Questa versione delle Raccomandazioni contiene delle novità, abbiamo cambiato la distribuzione di grassi e carboidrati. I carboidrati devono essere sempre presenti nella dieta e rappresentare dal 45 al 60% dell’introito energetico totale. Per quanto riguarda i grassi essi devono rappresentare al massimo il 35% dell’introito calorico giornaliero, con particolare riguardo alla quota dei grassi saturi (quelli “cattivi”) che deve essere inferiore al 10%. Per le proteine è raccomandato un introito tra gli 0,8 1 1,0 grammi per chilo di peso corporeo.

Cosa significa in concreto?

Per quanto riguarda i carboidrati ad esempio se una persona non in sovrappeso può assumere circa 2000 calorie al giorno., significa che ogni giorno potrà mangiare pane, pasta, riso, patate, legumi per un totale di 900-1200 calorie al giorno. Se non si esagera con le porzioni e ci si limita negli zuccheri semplici è un obiettivo raggiungibile senza sacrifici.

Come sono valutate le diete iperproteiche?

La famosa dieta a zona non chiede di abbandonare i carboidrati ma di limitarli al 40% dell’introito energetico. Visto che le nostre Raccomandazioni parlano del 45-60% non siamo poi tanto lontani. Il diavolo però sta nei dettagli. Quali proteine? Se quella quota di proteine è raggiunta mangiando salumi e carni rosse non va tanto bene. Se invece parliamo di proteine in gran parte vegetali, allora si. Stesso discorso per i grassi. Occorre ridurre drasticamente i grassi di origine animale (saturi) e sostituirli con quelli ottenuti da fonte vegetale o dal pesce (monoinsaturi, polinsaturi, omega 3 e omega 6).

Aumentano le intolleranze e le allergie. Questo espone al 

rischio di malnutrizione?

Sono davvero molte le persone che lamentano intolleranze per esempio ai latticini, o vere e proprie malattie come la celiachia. Per fortuna il mercato propone oggi una gamma ampia di alimenti senza lattosio e senza glutine. La filiera alimentare-distributiva ha sicuramente molte ‘colpe’ ma sa reagire all’evoluzione della domanda. Prendiamo gli alimenti integrali ad esempio. Ieri erano considerati di seconda scelta e seminascosti negli scaffali. Oggi prezzo, packaging e collocazione della pasta integrale ad esempio sono allo stesso livello della pasta raffinata. Si è anche trovato il modo di lavorare le farine integrali in modo da ridurre il colore scuro che allontanava parte dei clienti.

Più di metà della popolazione europea deve perdere peso. 

Ci sono risposte farmacologiche a questa domanda?

Premetto che il tema come tale non è stato affrontato nelle Raccomandazioni. Fino ad ora nulla di valido. Recentemente è stato approvato l’uso degli analoghi del Glp-1 che potrebbero dare un contributo. Ma vale in sede di prevenzione quello che vale in sede di terapia. Dell’obesità o del diabete: in mancanza di una modifica delle abitudini alimentari nessun farmaco e nessuna opzione chirurgica raggiunge l’obiettivo sul medio termine.

Si può dire che sta cambiando il modo di vedere il paziente obeso? C’è maggiore attenzione alle componenti strutturali del problema così come a quelle genetiche?

Si, forse ieri si tendeva a vedere l’obesità soprattutto come conseguenza di scelte individuali non appropriate. Insomma era ‘colpa’ del paziente. Oggi siano sempre più coscienti degli aspetti genetici e del contesto obesiogeno generale. 
Guardiamo alle porzioni, alle pubblicità, ai famosi panini di certe catene, i quali apportano 900-1000 calorie l’uno. Siamo più coscienti dell’effetto della deprivazione economica e culturale sulle scelte alimentari. E soprattutto alla riduzione della attività fisica richiesta. Cinquanta anni fa si assumevano 2000 calorie al giorno ma se ne spendevano mille per l’attività fisica: pensiamo alle mansioni lavorative o agli spostamenti a piedi. Le Raccomandazioni ADI-AMD-SID sono molto attente a considerare insieme il ‘dare’ e l”avere’ energetico raccomandando insieme una alimentazione moderata e un esercizio fisico appropriato.


sabato 11 aprile 2020

UNICEF - CORONAVIRUS E RISCHI PER L'INFANZIA


Coronavirus e rischi per l'infanzia, cosa c'è da sapere


Cos'è il "coronavirus"?

L'allarme a livello internazionale è scattato il 31 dicembre 2019, allorché le autorità sanitarie cinesi hanno riferito all'OMS l'esistenza di un focolaio di polmonite provocata da un virus finora sconosciuto nella città di Wuhan, capoluogo della provincia di Hubei e più popolosa metropoli della Cina centrale con circa 11 milioni di abitanti.
Il 7 gennaio 2020 gli epidemiologi cinesi hanno identificato la causa del focolaio epidemico in un nuovo virus, denominato inizialmente 2019-nCoV e, a partire dall'11 febbraio, SARS-CoV-2

All'origine del virus si ritiene vi sia stato un animale infetto transitato nel grande mercato ittico di Wuhan, dove vengono abitualmente commercializzati anche animali vivi come serpenti o pipistrelli. Ricostruendo la storia delle mutazioni genetiche del virus, i ricercatori hanno dedotto che il passaggio iniziale dal pipistrello all'uomo è avvenuto intorno a metà novembre 2019 per poi esplodere in forma epidemica circa un mese dopo grazie alla trasmissione inter-umana.

Il nuovo virus appartiene alla vasta famiglia dei coronavirus,  la stessa di cui fanno parte il comune raffreddore ma anche le ben più insidiose SARS e MERS (una malattia epidemica diffusa in Medio Oriente sin dal 2012). In particolare, il nuovo coronavirus ha una affinità genetica stretta con il patogeno vettore della SARS, circostanza che motiva la sua denominazione ufficiale..

L'OMS ha attribuito anche un nome scientifico alla specifica forma di polmonite innescata dal coronavirus SARS-CoV-2: una nuova malattia denominata COVID-19 
Gli effetti provocati dai virus sono per lo più febbre, tosse e difficoltà respiratorie, con complicanze che possono però compromettere anche in modo letale la salute dei soggetti più vulnerabili.  

il 2 febbraio 2020 un team di ricercatori dell'ospedale "Lazzaro Spallanzani" di Roma ha isolato il virus - tra i primi laboratori al mondo a riuscirci - mettendone le sequenze genetiche a disposizione della comunità scientifica internazionale.






Come si trasmette il coronavirus?

Originariamente confinato in una o più specie di animali selvatici (i cosiddetti animali-serbatoio), il SARS-CoV-2 ha subito una serie di variazioni genetiche fino a compiere il "salto di specie" che lo ha reso trasmissibile all'essere umano.
Il contagio da persona a persona avviene per contatto a breve distanza e non per via aerea: ciò significa che si può contrarre il virus attraverso uno starnuto o un colpo di tosse emesso da un soggetto malato entro un raggio di circa un metro. 

Le misure di estrema cautela attivate dalle autorità sanitarie sono motivate anche dalla ormai accertata possibilità di trasmissione asintomatica del virus da parte di soggetti che non presentano ancora i tipici sintomi dell'infezione (febbre, tosse secca, dolori muscolari e difficoltà respiratorie).

 
Tra gli esperti è acceso il dibattito sulla possibilità che nel periodo di incubazione del virus (stimato convenzionalmente in 14 giorni) la carica virale sia sufficiente a innescare il contagio da parte di un soggetto in fase asintomatica.

Si ritiene che tuttavia che tale probabilità sussista, e che aumenti negli ultimi giorni prima dell'insorgenza dei sintomi, e questa è una delle ragioni per cui è così importante mantenere il cosiddetto "distanziamento sociale".

Non risulta che il SARS-CoV-2 sia trasmesso dalla mamma al feto durante la gravidanza né dalla mamma al bambino durante l'allattamento (v. oltre).

Sebbene siano noti casi eccezionali di animali da compagnia che hanno contratto il virus, non vi sono studi che dimostrino la potenzialità di contagio da parte di questi ultimi verso l'uomo.



Coronavirus e letalità


Secondo le stime epidemiologiche del China Center for Disease Control and Prevention, l'infezione da Covid-19 avrebbe un tasso indicativo di letalità* di circa il 2,3%, ben inferiore dunque a quello della SARS (10%) o dell'Ebola (50%).

Tuttavia, le stime più recenti dell'OMS (3 marzo) aumentano questa stima al 3,4%.In Italia il tasso di letalità appare sorprendentemente elevato: 11,9% secondo le ultime stime dell'Istituto Superiore di Sanità (8,2% per le donne, 15,2% fra gli uomini).

Secondo la quasi totalità degli analisti, questo dato anomalo si spiega con la insufficiente rilevazione dei casi di positività al virus, soprattutto dei soggetti asintomatici, che sono ragionevolmente molte centinaia di migliaia, e secondo alcune stime persino 5-6 milioni.


Al netto di queste distorsioni statistiche, il coronavirus sembra comunque essere meno letale, ma più contagioso 
rispetto alla SARS - la patologia geneticamente più vicina.

*Come sottolinea l'OMS, il tasso di letalità di una malattia infettiva a carattere epidemico può essere stabilito con precisione solamente al termine di un'epidemia. Il rapporto tra decessi e contagi in tempo reale, riportato di seguito nel testo, è un valore approssimativo ed è usato a puro scopo indicativo.


Il trend della pandemia


Per l'intero mese di gennaio e buona parte di febbraio il COVID-19 è rimasto quasi esclusivamente confinato alla Cina, in particolare nella provincia di Hubei. 
Il 26 febbraio il numero quotidiano di nuovi contagi negli altri paesi del mondo ha superato per la prima volta quello dei contagi quotidiani avvenuti in Cina. 
Il 
16 marzo anche il numero di vittime all'estero ha superato quelli dell'epidemia cinese. Questi dati hanno segnato il passaggio dalla fase "cinese" dell'epidemia a quella pandemica vera e propria

A oggi casi di infezione da SARS-CoV-2 sono stati confermati in circa 180 Stati. 



Guarigioni e casi attivi

Viene definito guarito un paziente che, dopo avere risolto i sintomi che presentava in precedenza (guarigione clinica), è risultato negativo al SARS-CoV-2 a seguito di due test successivi, effettuati con intervallo di almeno 24 ore l'uno dall'altro.


Ad oggi, il numero di pazienti che sono guariti dal COVID-19 a livello globale è pari a 375.958.



Non meno importante per l'interpretazione dell'andamento della pandemia è il dato relativo ai "casi attivi", ossia il numero di persone che, in un dato momento, è ammalata di COVID-19. 
Questo indicatore, che si ottiene sottraendo al totale delle infezioni avvenute dall'inizio della crisi il numero delle guarigioni e dei decessi, aveva toccato il suo primo picco (58.747) il 17 febbraio 2020, all'apice della crisi cinese, per poi calare progressivamente man mano che la Cina otteneva successi nell'azione di contenimento.
Dall'inizio di marzo, tuttavia, il numero dei casi attivi a livello globale ha ripreso ad aumentare a causa dell'espansione dell'epidemia dapprima in Europa e poi nel resto del pianeta. 
Attualmente il totale globale dei casi attivi ammonta a 1.217.692, il 4,1% dei quali (49.833) versano in condizioni classificate come gravi o critiche. 

Italia: sviluppo dell'epidemia



Il 31 gennaioa seguito del ricovero a Roma di una coppia di turisti cinesi provenienti da Wuhan, l'Italia è entrata a far parte della lista - allora ancora molto ristretta - dei paesi raggiunti dall'epidemia di COVID-19.

L'inizio vero e proprio dell'epidemia in Italia viene però considerato il 21 febbraio allorché sono stati identificati 16 casi di infezione a Codogno (Lodi) e Vo' Euganeo (Padova). Si tratta dei primi casi di circolazione in Italia del virus (nei casi precedenti il virus era stato contratto in Cina). 



A partire dal 22 febbraio l'Italia è salita improvvisamente al primo posto tra le nazioni non asiatiche per numero di casi di infezione da coronavirus, mentre il 19 marzo il nostro paese ha raggiunto il triste primato di decessi per COVID-19 al mondo, superando il numero di vittime della Cina.



A oggi nel nostro paese si sono verificati dall'inizio dell'epidemia 147.577 casi di positività al virus, in massima parte localizzati in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto, ma in misura minore presenti in tutte le Regioni.


Circa 66.500 persone positive al virus ma asintomatiche o con sintomi lievi sono attualmente sottoposte a isolamento domiciliare, mentre 28.240 sono i pazienti ricoverati in ospedale, dei quali 3.497 in terapia intensiva o sub-intensiva.  

Complessivamente, a oggi nel nostro paese sono 30.455 i pazienti guariti e 18.849 quelli deceduti. Al momento i casi attivi in Italia sono quindi 98.273.

Italia: le misure di contenimento 



Nel nostro paese erano stati attivati sin dall'inizio della crisi scanner termici negli aeroporti per controllare la temperatura dei viaggiatori in arrivo dalle zone a rischio, e da inizio febbraio sono stati sospesi i collegamenti aerei con Cina, Hong Kong, Taiwan e Macao. 


Il 31 gennaio il Consiglio dei Ministri aveva dichiarato lo stato di emergenza per la durata di 6 mesi, affidando al Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli, il coordinamento degli interventi necessari a fronteggiare l'emergenza sul territorio nazionale.

Successivamente, con l'aggravarsi dell'epidemia, il Consiglio dei Ministri del 22 febbraio ha decretato una prima serie di misure di urgenza (in gran parte focalizzate sui Comuni coinvolti ma anche di portata nazionale, come la sospensione delle gite scolastiche) finalizzate a limitare l'estensione del contagio.

Un secondo decreto in data 4 marzo ha esteso a tutto il territorio nazionale una serie di misure per il contenimento della diffusione del virus, che comprendono la chiusura in via cautelativa di tutte le scuole e università, lo stop a manifestazioni sportive, eventi culturali e in generale a qualsiasi situazione che comporti "affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale".

Un terzo decreto del Consiglio dei Ministri emanato l'8 marzo ha esteso le misure più severe di contenimento del virus all'intera Lombardia e a 14 province ad elevata incidenza di Covid-19.

Il giorno successivo, 9  marzo, un quarto decreto (DPCM) ha esteso le medesime norme all'intero territorio nazionale.



L'11 marzo il Presidente del Consiglio Conte ha nominato Commissario straordinario per l'emergenza COVID-19 Domenico Arcuri
Vale la pena sottolineare che l'Italia possiede un sistema di sorveglianza e gestione delle epidemie riconosciuto anche dall'OMS come tra i più scrupolosi al mondo

Dall'inizio della crisi sono stati effettuati sul territorio nazionale ad oggi 906.864 test con tamponi.


Quali sono i pericoli per la salute infantile?

In generale, i virus appartenenti alla famiglia dei coronavirus sono responsabili di circa 1/5 delle polmoniti virali, e la polmonite è tuttora la prima causa diretta di mortalità infantile a livello globale, con circa 800.000 decessi annui tra i bambini di età compresa tra 0 e 5 anni (153.000 tra neonati di età inferiore a un mese), pari a un decesso ogni 39 secondi.



La polmonite è una malattia killer dell'infanzia perché i bambini, insieme agli anziani e ai malati cronici, sono i soggetti più vulnerabili alle infezioni respiratorie acute. A essere a rischio sono soprattutto i neonati e i bambini sotto i 2 anni di età, a causa della fisiologica immaturità del sistema immunitario. I bambini immunodepressi sono esposti a un rischio particolarmente elevato.

Tuttavia, nell'epidemia di COVID-19 in corso si rileva un numero di infezioni tra i bambini e i ragazzi di gran lunga inferiore rispetto a quanto avviene in altri contesti epidemici. L'età mediana dei contagi nel nostro paese è di 62 anni, mentre l'età mediana dei decessi è 78 anni.



In Italia si contano tra i bambini 0-9 anni 831 infezioni (tutte con effetti lievi) pari allo 0,7% del totale, mentre nella fascia di età 10-19 anni sono 1.219, pari all'1% del totale. 


Solamente il 6,8% dei casi di infezione tra bambini e ragazzi ha comportato un ricovero ospedaliero, prevalentemente nella fascia d'età tra 0 e 2 anni.Fino a oggi non risulta alcun decesso né ricovero in terapia intensiva di pazienti nella fascia di età compresa tra 0 e 20 anni.

Per spiegare il fenomeno della resistenza di bambini e giovani all'attacco del coronavirus sono state avanzate diverse possibili ipotesi, fra le quali "l'allenamento" del sistema immunitario dei più piccoli grazie anche alle vaccinazioni.

Non vi sono prove che il virus possa essere trasmesso dalla donna in gravidanza al nascituro o dalla mamma in allattamento al neonato. L'Istituto Superiore di Sanità ha negato che sia mai stata rilevata traccia di proteine virali nel liquido amniotico, nel cordone ombelicale, nel colostro o nel latte materno di una donna infettata dal SARS-CoV-2. 

L'UNICEF raccomanda dunque alle donne in gravidanza o in allattamento che vivono in zone considerate a rischio di applicare le normali misure di igiene raccomandate per l'intera popolazione (lavaggio frequente delle mani con sapone o soluzione alcolica, coprire la bocca durante colpi di tosse o starnuti, ecc.). 

Le sole mamme con sintomi influenzali dovrebbero per precauzione utilizzare una mascherina quando sono a stretto contatto con il bambino (anche durante l'allattamento)..

In attesa di ulteriori studi clinici, è importante applicare anche ai bambini tutte le misure di prevenzione e igiene consigliate dalle autorità sanitarie, sia nelle zone interessate dal contagio che in quelle ancora esenti.

Gli psicologi consigliano di spiegare ai bambini (in modo adeguato al grado di comprensione e alla maturità emotiva di ciascun soggetto) ciò che sta avvenendo intorno a loro. Non ricevere spiegazioni dagli adulti in un contesto di tensione ben percepibile rischia infatti di generare un'ansia ancora maggiore rispetto a quella che può generare una consapevolezza ben gestita.  

Ci sono cure per questa malattia?


A differenza della comune polmonite batterica, quella del COVID-19 non può essere curato con gli antibiotici.



Al momento non esistono farmaci antivirali specifici. Mentre sono in via di sperimentazione diversi farmaci già esistenti per altre malattie o combinazioni di essi, la terapia consiste soprattutto nell'alleviare i sintomi con anti-infiammatori, antipiretici e idratazione (nei casi più gravi con respirazione assistita) e nel più rigoroso isolamento del paziente.


Non esiste neppure un vaccino, la cui messa a punto e sperimentazione richiederà, secondo le diverse stime ipotizzate, circa un anno di tempo. 


L'OMS ha reso noto che al 20 marzo sono 2 i candidati vaccini (uno di un team di ricerca cinese, l'altro del National Institute od Allergy and Infectious Diseases degli Stati Uniti) approdati alla Fase 1 della sperimentazione, mentre altri 42 potenziali vaccini sono nella fase pre-clinica.

In attesa di farmaci o vaccini specifici, la "medicina" più immediata ed efficace contro il coronavirus è impedire che esso continui a propagarsi, limitando al minimo indispensabile spostamenti e contatti.


Perché bisogna prendere il coronavirus sul serio


Ci sono diverse ragioni che inducono a considerare la pandemia di COVID-19 come un'emergenza sanitaria internazionale da prendere assolutamente sul serio..



La prima, elementare ragione, è che si tratta di una nuova malattia alla quale siamo tutti potenzialmente esposti, privi di anticorpi specifici e senza poter ancora beneficiare di vaccini per prevenirla o di farmaci per curarla.

È quindi del tutto comprensibile che la comunità internazionale si mobiliti per bloccare sul nascere il COVID-19: il mondo non ha certamente bisogno di nuove malattie, soprattutto se estremamente contagiose e con complicanze talvolta letali.

Qualcuno ha obiettato che il nuovo coronavirus  ha sintomi non dissimili a quelli della comune influenza, che colpisce ogni anno circa circa un italiano su dieci (5,6 milioni i casi quest'anno), provocando in una parte della popolazione colpita complicanze gravi che possono condurre alla morte.

Inoltre, proprio come l'influenza, il SARS-CoV-2 colpisce in forma grave soprattutto persone anziane, e ha effetti letali quasi esclusivamente per soggetti con salute già compromessa per altre patologie (tumori, diabete, disturbi cardiovascolari, obesità).

Questo vuol dire che il coronavirus va considerato alla stregua della comune influenza? La risposta è no.

In primo luogo, per l'influenza esiste un vaccino efficace, mentre per il SARS-CoV-2 ancora no.

Se analizziamo i decessi avvenuti per influenza in Italia nella scorsa stagione invernale, scopriamo che l'80% delle vittime non si era vaccinata: questo dato ci fa capire quanto un vaccino faccia la differenza, e quanto sia rischiosa la negligenza vaccinale, soprattutto per i soggetti a rischio (anziani, malati e immunodepressi).

In secondo luogo, la comune influenza stagionale ha tassi di complicazioni gravi (1 ogni 36.000*) e di letalità (1 decesso ogni 187.000 malati*) molto bassi.  

* NB i dati sono riferiti al sistema di sorveglianza epidemiologica dell'influenza per l'Italia nella stagione 2019-2020, fonte Istituto Superiore di Sanità. Lo stesso ISS avvisa che per stimare la mortalità complessiva dell'influenza occorre una metodologia
 complessa, che includa anche i ben più numerosi decessi in cui l'influenza interviene come concausa. Secondo l'ISS dunque il numero reale delle vittime dell'influenza in Italia è di circa 8.000 l'anno, con un tasso di letalità attorno allo 0,15%.
  
Nella malattia COVID-19, al contrario, le complicazioni gravi sono assai più frequenti (circa 1 caso su 7) e gli esiti letali si aggirano intorno al 3% (20 volte di più rispetto all'influenza).

Ora, un tasso di letalità del 2-3% può apparire molto basso, se comparato a malattie come la SARS del 2003 in Cina (9,6%) o dell'Ebola in Africa occidentale (dal 25 al 90% a seconda dei focolai, dato OMS).

Su questo aspetto è intervenuto il noto virologo Roberto Burioni, uno dei massimi esperti in materia, ricordando come il tasso di letalità della "spagnola" - la pandemia influenzale che nel 1918-20 provocò tra 50 e 100 milioni di morti - non fosse superiore al 2%, ma con una contagiosità altissima (si ammalarono all'epoca circa mezzo miliardo di persone in tutti i continenti).

In altre parole, la pericolosità del coronavirus va considerata non solo per il numero effettivo di decessi che registriamo oggi, ma per il numero potenziale di vittime che si avrebbero se la pandemia si estendesse ai paesi dell'emisfero meridionale, le cui strutture sanitarie non riuscirebbero a reggere l'urto di un'ondata di malattie respiratorie acute.
 
Inoltre, ben prima di raggiungere quei livelli, la pandemia sta già minacciando di mettere in ginocchio i sistemi sanitari nazionali (inclusi quelli dei paesi più avanzati) innalzando il numero di pazienti bisognosi di terapie intensive ben al di sopra delle capacità esistenti.

"La finestra di opportunità c'è ancora, ma si sta restringendo" ha affermato il direttore dell'OMS Tedros Adhanom Gebreyesus. "Dobbiamo agire il più rapidamente possibile prima che questa finestra si chiuda."

Isolare rigorosamente i soggetti contagiati, applicare con scrupolosità le misure di contenimento previste dalle autorità sanitarie, sostenere la ricerca di farmaci e vaccini specifici e contrastare panico e fake news ("infodemia") sono le azioni che contribuiscono a tenere aperta quella finestra di opportunità di cui parla il leader dell'OMS.

Bambini e adulti in coda per effettuare controlli in un ospedale di Phnom Penh (Cambogia)


L'azione dell'UNICEF

L'UNICEF, presente stabilmente in Cina sin dal 1979 con programmi di assistenza all'infanzia, ha offerto alle autorità sanitarie locali la propria piena disponibilità a sostenere la risposta all'emergenza in corso.



Il 29 gennaio un aereo cargo con attrezzature sanitarie, partito dalla centrale logistica della UNICEF Supply Division a Copenaghen, ha raggiunto Shangai per poi proseguire il viaggio verso Wuhan, epicentro della crisi. A questo primo contributo nel contrasto all'epidemia ne seguiranno presto altri.


L'UNICEF ha lanciato un primo appello umanitario da 42,3 milioni di dollari, necessari per finanziare le campagne di informazione e prevenzione sanitaria in Cina e in altri paesi dell'Estremo Oriente colpiti dall'epidemia e per proseguire gli interventi di sostegno psicologico e istruzione a distanza per i bambini impossibilitati a frequentare la scuola. 

Successivamente, l'appello è stato ricalibrato a 651,6 milioni di dollari, sulla base degli scenari più realistici della pandemia, nel quadro del più ampio Appello Globale dell'ONU da 2 miliardi di dollari per il contrasto del COVID-19.

In queste settimane l'UNICEF ha condotto interventi umanitari - dalla fornitura di grandi quantitativi di dispositivi per la protezione individuale alla realizzazione di campagne di informazione sanitaria all'aiuto tecnico ai governi per fronteggiare l'epidemia - in numerosi paesi di Asia (Cina, Malesia, Filippine, Pakistan, Afghanistan, Bhutan, Laos, Indonesia, Iran), Africa (Algeria, Nigeria, Liberia), Medio Oriente (Palestina) e America Latina (Venezuela).   





Fonti dei dati e delle informazioni riportate in questo documento 

  • Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
  • Istituto Superiore di Sanità (ISS)
  • Protezione Civile
  • The Lancet (rivista medica internazionale)
  • Johns Hopkins University (JHU)
  • UNICEF